ROMA – Il Comandante del Gruppo Carabinieri TPC di Roma insieme a quello del Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza hanno consegnato al Direttore regionale Musei nazionali Umbria, Costantino D’Orazio, oltre duemila reperti archeologici di provenienza eterogenea e di eccezionale valore storico, tra i quali figurano oggetti italici, etruschi, greci e magnogreci recuperati nell’ambito dell’indagine denominata “Achei”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone.
La riconsegna è avvenuta alla presenza del Capo Dipartimento Tutela Patrimonio Culturale del MiC, Luigi La Rocca, del Direttore Generale Musei del MiC, Massimo Osanna, del Comandante della Legione Carabinieri “Umbria” del Comandante del Comando Provinciale Carabinieri di Perugia, Sergio Molinari e della Soprintendente ABAP per l’Umbria, Francesca Valentini.
Gli straordinari reperti archeologici restituiti sono stati recuperasti nel contesto di una complessa attività d’indagine sviluppata dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza che hanno constatato l’esistenza di un vasto traffico di beni archeologici italiani su scala nazionale e internazionale, con ramificazioni all’estero tra Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia.
Le indagini, svolte da maggio 2017 a luglio 2018, hanno consentito di accertare i sistematici saccheggi di più squadre di “tombaroli” che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di beni archeologici, di ingente valore economico, inseriti in complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero.
L’operazione del reparto speciale dell’Arma si è conclusa con l’applicazione delle misure cautelari emesse nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, possesso illecito di beni culturali, ricettazione ed esportazione illecita.
Oltre all’esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà. Tutte misure emesse da parte del Gip del Tribunale di Crotone, su richiesta della Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini.